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La Fenomenologia di Shepard Fairey

Meta-arte OBEY ShepardFairey StreetArt

OBEY (Shepard Fairey): street art, politica e coscienza collettiva

Shepard Fairey, noto con il nome d’arte OBEY, nasce a Charleston nel 1970. La sua carriera artistica prende avvio alla fine degli anni Ottanta all’interno della scena skate e street culture statunitense, contesto che segnerà profondamente il suo linguaggio visivo e il suo approccio all’arte come strumento di comunicazione pubblica.

André the Giant Has a Posse: l’origine di un’icona

Nel 1989 Fairey avvia il progetto André the Giant Has a Posse, una campagna di street art basata sull’immagine del wrestler André the Giant. L’opera nasce come un esperimento visivo e concettuale: migliaia di sticker vengono fotocopiati, serigrafati a mano e distribuiti inizialmente nella comunità skater americana, per poi diffondersi rapidamente in contesti urbani di tutto il mondo.

L’artista definisce questo lavoro come un “esperimento di fenomenologia”, volto a osservare come un’immagine priva di un significato esplicito possa acquisire valore e potere simbolico semplicemente attraverso la sua diffusione e ripetizione nello spazio pubblico.

La nascita di OBEY

Nel 1994 Fairey interrompe l’uso diretto del nome e dell’immagine registrata di André the Giant, anche per evitare controversie legali, e rielabora il volto del wrestler in una grafica più stilizzata, accompagnata dalla parola OBEY(“Obbedisci”). Questo elemento diventa centrale nella sua poetica e segna definitivamente la nascita del suo nome d’arte.

Il termine OBEY non è un invito all’obbedienza, ma una provocazione: una riflessione critica sul potere delle immagini, sulla propaganda e sui meccanismi di controllo nella società contemporanea.

Arte e impegno politico

Il momento di massima visibilità internazionale arriva nel 2008 con l’opera HOPE, il celebre ritratto di Barack Obama, divenuto uno dei simboli più riconoscibili della campagna presidenziale statunitense. L’immagine supera rapidamente i confini dell’arte urbana, entrando nell’immaginario collettivo globale.

Lo stile di OBEY è immediatamente riconoscibile: composizioni essenziali, palette cromatiche limitate, forte uso del contrasto e una grafica ispirata alla propaganda politica del Novecento. Nel corso della sua carriera, Fairey ha realizzato oltre 130 murales in tutto il mondo, utilizzando lo spazio pubblico come luogo di dialogo e confronto.

Le sue opere veicolano messaggi etici e sociali legati a temi come giustizia, uguaglianza, diritti civili e responsabilità collettiva.

Un’arte per la comunità

L’intento dichiarato di OBEY è quello di utilizzare l’arte come strumento di consapevolezza:

“La maggior parte della mia arte si concentra sulle tematiche di giustizia e su una società più equa e pacifica. Attraverso il mio lavoro voglio ricordare alle persone l’uguale umanità di tutti, indipendentemente da razza, religione, nazione o cultura.”

Questa visione rende la sua produzione un esempio emblematico di come la street art possa superare la dimensione estetica per diventare linguaggio politico e sociale.

OBEY alla Domi Gallery

All’interno della selezione di Domi Gallery, il lavoro di OBEY è rappresentato da un progetto che richiama direttamente l’universo della street art: un set di bombolette spray, simbolo dell’azione urbana, realizzate in collaborazione con Montana Colors e Beyond The Streets.

Le bombolette, litografate direttamente su metallo e firmate dall’artista, sono custodite in scatole di legno firmate a mano. Si tratta di un’edizione limitata, concepita come oggetto artistico che unisce pratica urbana, design e collezionismo contemporaneo.

Un esempio significativo di come il linguaggio della strada possa essere tradotto in un’opera pensata per il contesto della galleria, senza perdere la propria carica simbolica e culturale.


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