Mimmi Moretti e “Un’altra Italia”

By Mimmi Moretti

27 Febbraio 2026

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Nel panorama della fotografia contemporanea italiana, Mimmi Moretti si distingue per uno sguardo essenziale, rigoroso e profondamente narrativo. Con la serie Un’altra Italia, l’artista propone una rilettura del Belpaese lontana dall’estetica cartolina, scegliendo invece frammenti urbani, atmosfere sospese e dettagli capaci di raccontare il presente con sensibilità e precisione formale.

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By Virginia Battisti
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Mar 19, 2026

Walking Around Tokyo – Visioni Urbane | Fotografia contemporanea di Mimmi Moretti

Walking Around Tokyo – Visioni Urbane è un progetto fotografico di Mimmi Moretti che esplora il paesaggio urbano contemporaneo della capitale giapponese attraverso uno sguardo attento, stratificato e profondamente umano.

Realizzata nel 2018, la serie nasce inizialmente come un esperimento di street photography, sviluppandosi poi in una ricerca più ampia e articolata. L’osservazione diretta della città e dei suoi ritmi trasforma Tokyo in un laboratorio visivo dove architettura, segnaletica, flussi pedonali e presenze umane si combinano in composizioni dinamiche e rigorose. Le immagini si muovono tra street photography, fotografia urbana e ricerca estetica, costruendo una narrazione che va oltre il documento per entrare nella dimensione interpretativa.

All’interno del progetto prendono forma quattro distinti filoni narrativi, autonomi ma profondamente interconnessi: Walking Around Tokyo, Subway, Alone e People. Ognuno rappresenta una diversa modalità di osservazione e restituzione dell’esperienza urbana.

Il nucleo principale, Walking Around Tokyo, raccoglie l’essenza dell’intero lavoro: uno sguardo in movimento che attraversa la città cogliendone le strutture visive, le dinamiche collettive e le tensioni invisibili.

In Subway, Mimmi Moretti si addentra nel cuore pulsante della metropolitana di Tokyo, trasformando ogni vagone in un palcoscenico. Le immagini catturano l’estetica della mobilità urbana: il gioco di riflessi sui finestrini, la precisione geometrica delle linee, la luce fredda che modella i volti dei passeggeri. La serie oscilla tra la densità della folla e l’isolamento introspettivo del singolo, restituendo una dimensione sospesa tra movimento continuo e immobilità emotiva.

Alone nasce dall’osservazione di un paradosso urbano: anche nelle metropoli più dense e popolose è possibile sperimentare momenti di solitudine assoluta. Attese notturne, angoli marginali, pause inattese nel ritmo frenetico della città rivelano scenari quasi irreali, in cui lo spazio sembra dilatarsi e l’essere umano apparire improvvisamente fragile. In queste immagini il tempo sembra rallentare, lasciando emergere una dimensione più intima e silenziosa.

In People, l’attenzione si concentra sulla dimensione umana nella sua forma più diretta. All’interno della folla colorata, varia e multiculturale della metropoli, alcuni individui emergono con forza visiva ed espressiva. Volti, gesti, posture e dettagli diventano elementi narrativi capaci di raccontare identità, stati d’animo e storie personali. Ogni soggetto si distingue per un istante dal flusso continuo, trasformandosi da presenza anonima a protagonista. La serie riflette sulla singolarità dell’individuo all’interno della massa, mettendo in luce come, anche nei contesti più affollati, esista sempre uno spazio per l’unicità e l’espressione personale.

Attraverso questi quattro filoni, Mimmi Moretti indaga la relazione tra individuo e spazio urbano, restituendo una visione della metropoli come sistema complesso, regolato da movimenti ripetitivi e strutture invisibili. La folla, i trasporti pubblici, le luci artificiali e le geometrie architettoniche diventano elementi di un linguaggio visivo coerente, in cui il quotidiano si trasforma in racconto.

La serie affronta temi centrali della società contemporanea: l’alienazione nelle grandi città, la solitudine all’interno della collettività, la comunicazione mediata e la perdita di contatto diretto. In questo contesto, ogni soggetto fotografato mantiene una propria individualità, emergendo per pochi istanti dal flusso continuo della metropoli.

Le immagini costruiscono un immaginario urbano sospeso tra realtà e suggestione, con un’estetica che richiama il cinema contemporaneo e visioni distopiche, evocando atmosfere che dialogano con riferimenti culturali come Blade Runner e la narrativa urbana del Novecento.

Il progetto ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui premi ai Chromatic Awards, Fine Art Photography Awards e PX3 Prix de la Photographie Paris, consolidando il lavoro di Mimmi Moretti nel panorama della fotografia contemporanea e della fotografia d’autore. 

Il progetto è stato anche esposto al MIA Photo Fair e al Photo Festival di Milano, e nello spazio fotografico di Città della Pieve. 

Sul nostro sito è possibile acquistare le fotografie della serie in edizione limitata oltre a una selezione di opere già pronte, provenienti da ex esposizioni.

🔹 BIO 

Mimmi Moretti è un fotografo italiano attivo nella fotografia contemporanea e nella ricerca visiva sul paesaggio urbano e umano. Il suo lavoro si concentra sull’osservazione della realtà quotidiana, trasformata attraverso composizione, luce e struttura in immagini dal forte impatto narrativo ed estetico.

Le sue opere esplorano il rapporto tra individuo e ambiente, tra presenza e anonimato, con particolare attenzione ai contesti urbani e alle dinamiche sociali delle grandi città. Ha partecipato a numerosi concorsi internazionali ottenendo riconoscimenti di rilievo, tra cui premi ai Chromatic Awards, Fine Art Photography Awards, PX3 Prix de la Photographie Paris, International Color Awards e ND Awards.

Il suo approccio unisce rigore formale e sensibilità umana, dando vita a progetti fotografici che si collocano tra documentazione e interpretazione artistica.

By Virginia Battisti
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Mar 07, 2026

Bunny Yeager è stata una delle fotografe più influenti dell’era moderna e una figura centrale nella definizione dell’estetica pin-up americana. Ex modella, artista e fotografa, è nota per aver rivoluzionato il modo di rappresentare il corpo femminile, con immagini audaci ma consapevoli, spesso caratterizzate da una forte complicità con le sue modelle.
Il suo lavoro è stato esposto in importanti istituzioni museali, tra cui l’Andy Warhol Museum e il NSU Art Museum, ed è presente nelle collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art di New York.

Bettie Page è stata una delle icone più riconoscibili della cultura pop e della fotografia del Novecento. Considerata la “regina delle pin-up”, ha influenzato moda, estetica e immaginario erotico per generazioni. Il suo stile, la celebre frangetta e la sua presenza scenica hanno reso le sue immagini immortali, mantenendo intatta la loro forza simbolica fino a oggi.

Bettie Page e Bunny Yeager diedero vita a una partnership rivoluzionaria negli anni '50, che cambiò per sempre il mondo della fotografia pin-up. Yeager, portò un approccio fresco e dinamico alla cattura del carattere sicuro e giocoso di Bettie, dando vita ad alcune delle immagini più memorabili dell'epoca. La loro collaborazione diede vita a una serie di fotografie iconiche, tra cui il famoso bikini leopardato e gli scatti a tema giungla, diventati sinonimo dell'immagine di Bettie Page. Lo stile innovativo di Bunny Yeager, unito al fascino naturale di Bettie, creò un mix unico di bellezza, empowerment e maestria, che stabilì un nuovo standard nella fotografia glamour. Il lavoro di Bettie Page e Bunny Yeager non solo rimodellò il genere pin-up, ma lasciò anche un'eredità duratura nella cultura pop. La loro collaborazione continua a ispirare fotografi, modelle e fan, influenzando l'estetica e l'etica della moderna fotografia glamour e rafforzando il fascino intramontabile di Bettie Page.

L'iconica fotografia presente in galleria, "Bettie Page a Key Biscayne, Florida" proviene direttamente dalla casa privata di Bunny Yeager, come documentato dal materiale fotografico descrittivo con buste personali preindirizzate, elemento che ne rafforza in modo significativo l’autenticità e il valore collezionistico.

By Virginia Battisti
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Feb 27, 2026

Mimmi Moretti e “Un’altra Italia”: lo sguardo contemporaneo sul Belpaese

Nel panorama della fotografia contemporanea italiana, Mimmi Moretti si distingue per uno sguardo essenziale, rigoroso e profondamente narrativo. Con la serie Un’altra Italia, l’artista propone una rilettura del Belpaese lontana dall’estetica cartolina, scegliendo invece frammenti urbani, atmosfere sospese e dettagli capaci di raccontare il presente con sensibilità e precisione formale.


Il percorso di Mimmi Moretti

Nato a Catania nel 1966, Mimmi Moretti trascorre l’infanzia a Parigi, città che influenza profondamente la sua formazione culturale e visiva. Successivamente si trasferisce a Roma, dove si appassiona alla fotografia attraverso la pratica della camera oscura, sviluppando una solida base tecnica analogica prima di avvicinarsi, verso la fine degli anni Novanta, alla tecnologia digitale. Nel 2014 espone per la prima volta le sue opere a Milano e a Londra, segnando l’inizio di un percorso espositivo internazionale.

La sua ricerca mette in relazione ritratto e architettura, evolvendo verso una personale interpretazione della street photography, sempre attraversata da un forte interesse per le tematiche sociali e ambientali. Le sue immagini diventano strumenti di osservazione e riflessione sull’epoca contemporanea, con un linguaggio visivo che unisce rigore compositivo, equilibrio formale e profondità narrativa.

Nel corso degli anni, Mimmi Moretti ha ottenuto importanti riconoscimenti internazionali che ne attestano il valore nel panorama fotografico contemporaneo. Tra questi spiccano il Silver Prize al PX3 – Prix de la Photographie Paris, uno dei premi fotografici più autorevoli a livello mondiale, e il TIFA – Tokyo International Photo Awards, riconoscimento di rilievo nel contesto internazionale. Le sue opere sono state inoltre pubblicate su riviste prestigiose come Vogue e Lens Culture, consolidando la sua visibilità nel circuito globale della fotografia d’autore.

Artista accreditato, ha partecipato a mostre personali e collettive in Italia e in Europa, con diverse presenze al MIA Photo Fair, uno degli appuntamenti più importanti dedicati alla fotografia d’arte in Italia.

Nel luglio 2023 ha inaugurato a Città della Pieve la Domi Gallery, spazio dedicato all’arte contemporanea e alla fotografia, confermando il suo impegno attivo non solo come autore ma anche come promotore culturale.


“Un’altra Italia”: oltre la cartolina

La serie Un’altra Italia nasce dal desiderio di raccontare il territorio italiano con uno sguardo nuovo, spostando l’attenzione dai monumenti iconici alla dimensione più intima e silenziosa dei luoghi.

Parcheggi che si affacciano sul mare, prue di barche isolate, scorci veneziani lontani dall’immaginario turistico, architetture che dialogano con l’acqua o con l’orizzonte: ogni fotografia diventa una riflessione sullo spazio, sul tempo e sulla percezione.

Moretti costruisce immagini pulite, spesso minimali, dove il vuoto ha lo stesso peso del pieno. La composizione è calibrata, la luce è protagonista, e il soggetto – apparentemente ordinario – si carica di valore simbolico. È un’Italia che non si impone, ma si lascia scoprire.


Il valore dell’edizione limitata

Le opere della serie Un’altra Italia sono realizzate in edizione limitata a 15 esemplari, accompagnate da Prova d’Artista e NFT. Ogni stampa è prodotta da un laboratorio professionale di qualità museale, garantendo standard elevati e valore nel tempo.

Questa scelta rafforza il carattere collezionistico delle opere, sottolineandone unicità e rilevanza nel mercato della fotografia contemporanea.


Una fotografia essenziale che invita a guardare meglio

Il lavoro di Mimmi Moretti si distingue per rigore formale, equilibrio compositivo e una precisa volontà di sottrazione. L’assenza di retorica non è mancanza, ma scelta consapevole: eliminare l’eccesso per restituire centralità allo spazio, alla luce e alla relazione tra gli elementi dell’immagine.

Moretti non fotografa semplicemente un luogo, ma ne osserva la struttura, le linee, i rapporti tra pieni e vuoti. Ogni scatto nasce da un’attenzione silenziosa verso ciò che normalmente sfugge: un dettaglio architettonico, un orizzonte che si apre, una presenza discreta all’interno del paesaggio urbano.

Nel suo lavoro, l’ordinario non viene trasformato attraverso effetti o artifici, ma attraverso lo sguardo. È la realtà stessa, osservata con consapevolezza, a diventare racconto. Le immagini non si limitano a rappresentare uno spazio: ne suggeriscono il ritmo, l’atmosfera, la possibilità.

Con Un’altra Italia, Moretti propone una riflessione contemporanea sul paesaggio italiano, invitando l’osservatore a rallentare e a riconsiderare ciò che pensava di conoscere. È un invito a guardare meglio, a soffermarsi, a riconoscere nel quotidiano una dimensione inattesa e profonda.

 

By Virginia Battisti
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Feb 26, 2026

Mauro Molle: icone, identità e memoria visiva

Domi Gallery presenta una selezione di opere di Mauro Molle, artista romano classe 1977, diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma e alla Scuola dell’Arte della Medaglia presso il Poligrafico e Zecca dello Stato.

Attivo dalla fine degli anni ’90, Molle ha esposto in numerose città italiane e internazionali, sviluppando una ricerca coerente e riconoscibile, incentrata sull’interpretazione del mondo contemporaneo attraverso simboli, frammenti e costruzioni visive.

La pittura come rielaborazione dell’immaginario

Nelle opere attualmente disponibili in galleria, emerge con forza uno degli elementi centrali della sua poetica: la rilettura delle icone collettive.

La celebre 500, ad esempio, non è soltanto un soggetto figurativo, ma diventa un dispositivo simbolico. Oggetto iconico del design italiano, memoria generazionale e archetipo popolare, viene rielaborato pittoricamente fino a trasformarsi in segno narrativo.

L’immagine non è mai semplice rappresentazione: è costruzione.
Molle parte dal reale, lo isola, lo ricompone e lo reinserisce in una nuova struttura visiva che ne modifica il significato.

Tra pittura e incisione: il segno come struttura

Accanto ai dipinti, Domi Gallery propone anche alcune acquatinte, tecnica che l’artista approfondisce attraverso la pratica calcografica e la collaborazione con una storica stamperia romana.

Nelle incisioni il linguaggio si fa più essenziale, ma resta centrale il tema della costruzione dell’immagine. Il segno incide, definisce, organizza lo spazio con rigore, mantenendo quella tensione tra figurazione e rielaborazione concettuale che caratterizza l’intero percorso dell’artista.

Un linguaggio per interpretare il presente

La pittura di Mauro Molle nasce dalla volontà di trovare un linguaggio capace di leggere la complessità del presente.
Oggetti, simboli e immagini riconoscibili vengono estratti dal flusso visivo quotidiano e ricontestualizzati sulla tela o sulla lastra.

Il risultato non è una semplice citazione, ma una nuova organizzazione del senso.


Opere disponibili presso Domi Gallery

Attualmente sono disponibili in galleria:

  • due dipinti dedicati all’iconografia della 500

  • una selezione di acquatinte

Per informazioni su opere, dimensioni e quotazioni è possibile contattare Domi Gallery o visitare la sezione dedicata sul nostro sito.

 

By Virginia Battisti
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Jan 22, 2026

Leggendo le analisi e le riflessioni delle grandi piattaforme internazionali dedicate al mondo dell’arte — come ArtsyDomi Gallery desidera condividere con voi alcuni temi chiave che emergono con forza e che, secondo gli esperti, influenzeranno profondamente il modo di creare, vendere, collezionare e vivere l’arte nel corso del 2026.

Si tratta di cambiamenti già in atto, che raccontano un sistema dell’arte in evoluzione: più consapevole, più selettivo e sempre più globale.

1. Il Medio Oriente come nuova potenza culturale

Il Medio Oriente è destinato a diventare una delle aree più rilevanti del mercato globale dell’arte. Nel 2026 si concentreranno aperture di nuove istituzioni, festival, biennali e fiere, capaci di attrarre pubblico internazionale e di consolidare la posizione di città come Doha e Abu Dhabi come nuovi centri culturali di primo piano. Anche le principali case d’asta stanno ampliando in modo significativo la loro presenza nella regione.

2. Biennali e artisti “breakout”

Le grandi esposizioni internazionali — in particolare la 61ª Biennale di Venezia, la 25ª Biennale di Sydney e la Whitney Biennial di New York — continueranno a rappresentare occasioni decisive per artisti emergenti o ancora poco conosciuti. Pur non essendo eventi commerciali, le Biennali generano visibilità e credibilità, creando spesso un immediato slancio di mercato. Le scelte curatoriali, sempre più orientate verso temi come intimità, decolonizzazione e sovranità indigena, contribuiscono a ridefinire il panorama artistico contemporaneo.

3. Aste: qualità più che quantità

Nel settore delle aste si assiste a un ritorno deciso alla qualità. Collezionisti e case d’asta privilegiano opere e artisti con una storia solida, una reputazione consolidata e un valore documentato nel tempo. Questo approccio tende a ridurre le dinamiche speculative e a rafforzare la fiducia complessiva nel mercato.

4. Gallerie: ritmo più misurato e strategie collaborative

Dopo anni di forte volatilità, molte gallerie stanno adottando strategie più attente e sostenibili. La crescita non è più indiscriminata, ma basata su collaborazioni, spazi condivisi e su un equilibrio più consapevole tra presenza fisica e digitale. Anche i collezionisti mostrano un atteggiamento più selettivo, orientato a scelte ponderate e a lungo termine.

5. L’impatto dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale è ormai parte integrante del sistema dell’arte. Il dibattito resta aperto sul suo ruolo, sia come strumento creativo sia come supporto alle dinamiche di mercato, ma è evidente che l’uso dell’AI continuerà a crescere. Dalla produzione artistica alla ricerca, dalla catalogazione alla gestione amministrativa, la tecnologia sta ridefinendo molte pratiche del mondo dell’arte.

By Virginia Battisti
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Jul 30, 2025

Magnum Photos Square Print: collezionare uno sguardo

Le Magnum Photos Square Print nascono con un’idea semplice ma potente: rendere accessibile la fotografia d’autore senza rinunciare alla qualità, all’autenticità e al valore culturale delle immagini Magnum.
Si tratta di stampe fotografiche in formato quadrato, selezionate dall’archivio dell’agenzia e proposte in vendite limitate nel tempo, pensate per chi desidera avvicinarsi al collezionismo fotografico o arricchire una raccolta già esistente.

Le Square Print non sono riproduzioni decorative, ma vere opere da collezione, realizzate secondo gli standard Magnum e disponibili solo per un periodo definito.

Il formato quadrato: una scelta precisa

Il formato quadrato non è casuale. Essenziale, equilibrato e contemporaneo, il quadrato invita a un’osservazione più concentrata e intima.
Elimina la gerarchia tradizionale del rettangolo e pone lo spettatore in una posizione di ascolto visivo, dove l’immagine si offre senza direzioni obbligate.

È proprio questa semplicità formale a rendere le Magnum Square Print particolarmente adatte agli spazi domestici e alle collezioni private, senza perdere forza narrativa.

Edizioni limitate nel tempo

Le Square Print vengono prodotte esclusivamente durante la Magnum Photos Square Print Sale.
Una volta conclusa la vendita, le immagini non vengono ristampate nello stesso formato, rendendo ogni edizione legata a un momento preciso e irripetibile. Le stampe sono firmate o timbrate dall’archivio ufficiale Magnum Photos e realizzate su carta fotografica di qualità archivistica.

Questo rende le Square Print un punto di equilibrio ideale tra accessibilità e valore collezionistico.

Le Magnum Photos Square Print in galleria

All’interno di DOMI Gallery, a Città della Pieve, una selezione di Magnum Photos Square Print permette di attraversare epoche, linguaggi e sensibilità diverse, unite da uno stesso sguardo sul mondo.

  • W. Eugene Smith – Devil Goggles
    Un’immagine intensa e disturbante, scattata nel 1956 a Pittsburgh, che riflette sulla condizione umana e sull’alienazione del lavoro industriale nel dopoguerra americano.
  • Steve McCurry – Monks Training
    Realizzata nel 2004 alla Shaolin Academy in Cina, questa fotografia cattura un momento di allenamento dei monaci Shaolin, sospeso tra disciplina fisica e spiritualità.
  • Cornell Capa – Spectators at a Space-Age Air Show
    Uno sguardo rivolto al pubblico più che all’evento, dove l’attesa e l’osservazione diventano il vero soggetto dell’immagine, in perfetto dialogo con la fotografia umanista.
  • Elliott Erwitt – Valdes Peninsula, Argentina
    Uno scatto ironico e profondamente simbolico, in cui sacro e consumismo convivono nello stesso paesaggio, raccontando con leggerezza critica il mondo contemporaneo.

Queste opere, pur diverse tra loro, condividono una stessa qualità: non spiegano, ma mostrano. Invitano a fermarsi, osservare e riflettere.

Perché scegliere una Magnum Photos Square Print

Alla Domi Gallery vogliamo dare a tutti i nostri clienti la possibilità di avvicinarsi alla grande fotografia con consapevolezza, scegliendo opere che hanno attraversato la storia e che continuano a dialogare con il presente. Collezionare una Magnum Square Print significa portare con sé non solo un’immagine, ma uno sguardo autentico sul mondo.

By Virginia Battisti
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Jun 30, 2025

Magnum Photos: la fotografia che ha raccontato il mondo

Fondata nel 1947, Magnum Photos è una delle agenzie fotografiche più importanti e influenti della storia:  una vera e propria cooperativa di fotografi nata con l’idea rivoluzionaria di permettere agli autori di mantenere il controllo sulle proprie immagini, sulle storie raccontate e sul modo in cui queste venivano diffuse.

Alla base di Magnum c’è una visione precisa della fotografia: raccontare il mondo con onestà, profondità e responsabilità, mettendo al centro l’essere umano, la società e i grandi cambiamenti del nostro tempo.

Le origini di Magnum Photos

Magnum Photos nasce a Parigi dall’incontro di quattro figure leggendarie della fotografia del Novecento: Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David “Chim” Seymour e George Rodger.
Proprio George Rodger, uno dei fondatori, è un nome che ritroviamo anche nella selezione presente alla Domi Gallery.  
Fotografo britannico, Rodger ha documentato alcuni dei momenti più drammatici del XX secolo, sviluppando uno sguardo profondo e rispettoso sull’umanità, che diventerà uno dei pilastri dell’identità Magnum.

Fin dagli esordi, Magnum si distingue per un approccio indipendente e autoriale: i fotografi non sono semplici esecutori, ma testimoni attivi della storia.

Magnum e la fotografia umanista

Nel corso dei decenni, Magnum Photos è diventata sinonimo di fotografia umanista e documentaria. I suoi membri hanno raccontato guerre, rivoluzioni, cambiamenti sociali, ma anche la vita quotidiana, le contraddizioni della modernità e la complessità delle relazioni umane.

Accanto ai fondatori, l’agenzia ha accolto fotografi che hanno segnato profondamente il linguaggio visivo contemporaneo. Tra questi, Robert Doisneau, associato a Magnum, autore di immagini iconiche della Parigi del dopoguerra, capaci di unire poesia, ironia e osservazione sociale. Le sue fotografie rappresentano perfettamente lo spirito umanista che gravita attorno all’universo Magnum.

In epoca più recente, Magnum ha continuato a rinnovarsi, includendo voci forti e riconoscibili come Bruce Gilden, membro dell’agenzia dal 1998. Con il suo stile diretto e frontale, Gilden porta la street photography a un livello estremo, dimostrando come Magnum non sia legata a un’estetica unica, ma a una visione: raccontare la realtà senza filtri.

Magnum Photos oggi

Oggi Magnum Photos è un punto di riferimento assoluto per musei, collezionisti e appassionati di fotografia. Il suo archivio raccoglie alcune delle immagini più importanti del Novecento e del XXI secolo, firmate da fotografi che hanno contribuito a definire il nostro immaginario collettivo.

Accanto alla produzione editoriale e museale, Magnum ha sviluppato nel tempo progetti pensati per avvicinare il pubblico al collezionismo fotografico, mantenendo standard qualitativi elevatissimi, come le Magnum Photos Square Print, edizioni speciali di stampe fotografiche in formato quadrato, selezionate dall’archivio Magnum. 

Magnum Photos in galleria

Alla DOMI Gallery, nel cuore di Città della Pieve, le fotografie Magnum trovano spazio come testimonianze umane, capaci di parlare ancora oggi a chi si ferma ad osservarle. Le opere di George Rodger, Robert Doisneau e Bruce Gilden non sono semplici immagini appese a una parete, ma storie che entrano in relazione con chi le guarda, raccontando il mondo da oltre settant’anni. Portarne una selezione in galleria significa creare un incontro silenzioso tra fotografia e spettatore, dove il valore di Magnum Photos continua a vivere.


By Virginia Battisti
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Jan 05, 2026

Bettina Rheims: il ritratto come atto di libertà

Bettina Rheims è una delle figure più influenti della fotografia contemporanea europea. Il suo lavoro, fin dagli esordi, ha messo in discussione i codici tradizionali del ritratto, portando al centro dell’immagine il corpo, l’identità e la complessità dell’esperienza femminile.

Nata a Parigi nel 1952, Rheims ha costruito una carriera trasversale tra fotografia artistica, moda e ritratto, collaborando con le principali riviste internazionali e sviluppando al contempo una ricerca personale riconoscibile e potente. I suoi soggetti — spesso donne — vengono ritratti con uno sguardo diretto, mai idealizzato, che restituisce forza, fragilità e individualità.

Nelle sue immagini, il corpo non è mai un semplice oggetto visivo, ma uno spazio di affermazione e narrazione. Rheims lavora sull’ambiguità, sulla tensione tra esposizione e protezione, tra intimità e rappresentazione pubblica. È proprio questo equilibrio a rendere le sue fotografie immediatamente riconoscibili e profondamente attuali.

Un esempio emblematico di questa poetica è Lara, Paris January 2008, fotografia realizzata a Parigi e stampata nel 2015. L’opera concentra l’attenzione sul soggetto con un linguaggio visivo essenziale e intenso, lasciando emergere una forte dimensione psicologica. L’immagine dialoga con i temi centrali della ricerca di Rheims: identità, presenza e relazione tra fotografa e soggetto.

In galleria presentiamo una colour print di Lara, Paris January 2008, un’opera che si inserisce perfettamente nel percorso dell’artista e rappresenta un’opportunità significativa per collezionisti di fotografia d’autore e per chi desidera avvicinarsi a una delle voci più autorevoli del panorama contemporaneo.

👉 Scopri la fotografia disponibile in galleria.

By Virginia Battisti
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Dec 28, 2025

L’inizio di un nuovo anno non è solo una questione di buoni propositi.  È soprattutto una questione di scelte: quelle che facciamo per abitudine o quelle che facciamo per raccontarci meglio. 

Anche decidere che opera d'arte comprare, per portarla con noi, per decorare la nostra casa e i nostri spazi, è un gesto personale e intimo, che parla di chi siamo e di cosa vogliamo trasmettere.  Scegliere arte significa scegliere ciò che vogliamo intorno a noi: forme, colori, simboli che parlano la nostra lingua.
 Non serve a riempire uno spazio ma a dare forma a un’identità, a fissare un momento, a ricordarci ogni giorno ciò che ci rappresenta davvero.

Possiamo aver bisogno di essere trasportati di nuovo all'epoca della nostra infanzia e scegliere un Art Toy con il nostro personaggio preferito di quando eravamo bambini. Oppure decidere di esporre nel nostro salotto l'opera di quel fotografo o di quell'artista che abbiamo sempre apprezzato ma che mai avremmo pensato di poter possedere.

Un’opera contemporanea, un’illustrazione, una fotografia vintage non sono solo oggetti: sono presenze quotidiane, capaci di dialogare con noi: con il nostro tempo, il nostro modo di vivere, il nostro sguardo sul mondo.

Alla Domi Gallery crediamo che l’arte sia una scelta personale, non un’imposizione. Per questo selezioniamo opere pensate per essere vissute, non solo ammirate: pezzi che attraversano il tempo, che crescono con chi li sceglie, che raccontano una storia diversa per ogni persona.

Per questo nuovo anno vi auguriamo consapevolezza; lasciatevi guidare dall'intuizione, dalla bellezza, dal desiderio di quell'opera d'arte che sentite vostra. 
Perché a volte il cambiamento più importante può essere scegliere qualcosa che ci rappresenta davvero. 

By Virginia Battisti
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Dec 21, 2025

Nel panorama dell’arte contemporanea italiana, la resina si è affermata come uno dei materiali più interessanti e versatili. Non più semplice medium tecnico, ma vero e proprio linguaggio espressivo, capace di unire design, scultura e immaginario collettivo.
All’interno di questo contesto si collocano due artisti apparentemente lontani per generazione e percorso, ma sorprendentemente affini nella sostanza: Santicri e Sagrasse.

Entrambi italiani, entrambi legati alle Marche, entrambi profondamente connessi alla materia, danno vita a opere che raccontano due modi diversi — e complementari — di intendere la scultura in resina oggi.

La resina come scelta consapevole

Per Santicri e Sagrasse la resina non è una soluzione pratica, ma una scelta poetica e concettuale. È un materiale che consente precisione e libertà, controllo e sorpresa, serialità e unicità.
La resina permette di dialogare con il design contemporaneo senza rinunciare alla manualità, di creare oggetti iconici che abitano lo spazio domestico mantenendo una forte identità artistica.

In entrambi i casi, si tratta di una resina interamente lavorata in Italia, frutto di competenze artigianali consolidate e di una profonda conoscenza del processo produttivo.

Santicri: poesia della forma e modernismo sensibile

Nato nel 1992 a Macerata, Santicri proviene da una formazione tecnica: geometra prima, architetto poi. Questo background ha lasciato un’impronta evidente nel suo lavoro, dove la struttura è sempre presente, anche quando sembra dissolversi nella dolcezza delle forme.

La sua scultura nasce da un dialogo continuo tra rigore e immaginazione, tra precisione progettuale e impulso emotivo. Ogni opera prende forma come un’intuizione poetica, un tentativo di tradurre ciò che l’occhio percepisce oltre il visibile.

La collaborazione con un’azienda di artigianato in resina segna una svolta decisiva: il contatto diretto con la materia fa emergere il bisogno di trovare una voce personale. Nel 2020 nasce la sua prima scultura, dando avvio a un percorso che in breve tempo ottiene riconoscimento in Italia e in Europa.

Le opere di Santicri abitano un universo luminoso, colorato, quasi onirico, dove il modernismo incontra la dolcezza del sogno. Non c’è ironia, ma piuttosto una tensione armonica: le forme sembrano sospese tra gesto e pensiero, tra progetto e sentimento.

Come afferma l’artista stesso:

“Cerco di trasmettere quello che vedono i miei occhi, il mio modo di vedere ciò che mi circonda, rielaborandolo con un design che sposa i tempi moderni: d’impatto e memorabile.”

Sagrasse: esperienza, materia e immaginario pop

Sagrasse, pseudonimo di Sandro Grassetti, nasce a Macerata nel 1966. Il suo percorso è profondamente diverso, ma altrettanto legato alla materia. Dopo oltre trent’anni di lavoro nel settore della resina, decide di mettere il proprio know-how tecnico al servizio della scultura artistica.

Nel 2021 prende vita la firma Sagrasse e, quasi immediatamente, il suo lavoro suscita un forte interesse da parte di collezionisti internazionali. La sua è una scultura che nasce dalla conoscenza profonda del processo, dalla manualità e dal controllo totale della produzione.

Ogni opera segue un percorso preciso: progettazione, stampa 3D, creazione dello stampo, colata, rifinitura, carteggiatura, lavaggio, laccatura e verniciatura. Un processo lungo e rigoroso, in cui ogni fase è seguita personalmente dall’artista.

L’immaginario di Sagrasse si nutre di pop contemporaneo: oggetti quotidiani, statue classiche, forme femminili, icone universali come Topolino. Tuttavia, dietro l’impatto visivo immediato, si cela una riflessione più profonda.

In ogni scultura, Sagrasse inserisce — come lui stesso suggerisce — un frammento di umanità: un’emozione che attraversa la materia e dialoga con temi attuali come ecologia, ideologie sociali, rapporto tra uomo e ambiente. La sua arte è diretta, ma mai superficiale; accessibile, ma carica di significato.

Due generazioni, un unico materiale

Il confronto tra Santicri e Sagrasse non è una contrapposizione, ma un dialogo generazionale.

  • Santicri rappresenta una visione poetica, introspettiva, progettuale, in cui la forma è veicolo di armonia.

  • Sagrasse incarna un approccio materico, pop, consapevole, dove l’oggetto diventa simbolo e riflessione sociale.

Entrambi dimostrano come la resina possa essere linguaggio colto e contemporaneo, capace di raccontare il presente senza rinunciare alla qualità artigianale.

La resina italiana come identità

Ciò che unisce profondamente questi due artisti è l’idea di una scultura 100% italiana, non solo per provenienza geografica, ma per cultura del fare. In un mondo sempre più globalizzato, il loro lavoro riafferma il valore della competenza, del tempo, della manualità e della visione personale.

La resina diventa così ponte tra design e arte, tra oggetto e racconto, tra quotidiano e simbolico.

Santicri e Sagrasse alla Domi Gallery

All’interno del percorso curatoriale di Domi Gallery, Santicri e Sagrasse dialogano naturalmente. Le loro opere, pur diverse per linguaggio e sensibilità, raccontano due declinazioni autentiche della scultura contemporanea italiana.

Un confronto che arricchisce lo sguardo del collezionista e dimostra come, partendo dallo stesso materiale, sia possibile costruire universi artistici profondamente personali e riconoscibili.



 

 

By Virginia Battisti
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May 19, 2024

Street Photography: frammenti di vita e memoria collettiva

La street photography è uno dei generi fotografici più amati e riconoscibili. Nata come osservazione diretta della realtà, si concentra su persone, animali, strade, negozi e spazi urbani, raccontando la vita quotidiana nella sua dimensione più autentica e spontanea. È una fotografia che non costruisce la scena, ma la intercetta, cogliendo l’imprevisto e l’ordinario nella loro naturale convivenza.

La strada diventa così un teatro aperto, in cui si manifestano relazioni, abitudini, contraddizioni e momenti di pura umanità, senza filtri né artifici.

I maestri della fotografia di strada

Nel panorama della street photography emergono alcune figure fondamentali. Henri Cartier-Bresson, fotografo francese, ha definito uno dei concetti chiave del genere: il momento decisivo. Per Cartier-Bresson la fotografia nasce dall’incontro perfetto tra forma, contenuto e tempismo, un istante irripetibile in cui tutto si allinea.

Un altro nome imprescindibile è quello di Vivian Maier, fotografa americana che lavorò per tutta la vita come bambinaia. Nei suoi giorni liberi percorreva le strade di New York, Chicago e Los Angeles con la macchina fotografica al collo, documentando scene di vita quotidiana con uno sguardo attento e silenzioso. Le sue fotografie, rimaste sconosciute fino al loro ritrovamento nel 2007, hanno rivoluzionato la percezione della street photography, dimostrando come uno sguardo autentico possa nascere lontano dai circuiti ufficiali dell’arte.

Raccontare il reale

La street photography cattura frammenti di vita, racconta storie minime e universali allo stesso tempo. I soggetti sono spesso ignari dell’obiettivo che li osserva, ed è proprio questa inconsapevolezza a rendere l’immagine sincera. Non c’è posa, non c’è costruzione: c’è la realtà così com’è, con i suoi ritmi, le sue imperfezioni, la sua bellezza discreta.

È una fotografia che parla del presente, ma che spesso, col passare del tempo, assume un valore documentario e nostalgico, diventando memoria visiva di epoche e luoghi.

Nei cortili giocano i bambini di Mimmi Moretti

All’interno di questo linguaggio si colloca lo scatto Nei cortili giocano i bambini di Mimmi Moretti, una fotografia che restituisce con delicatezza un frammento di vita urbana italiana.

La scena è ambientata in una luminosa giornata di sole, nel cortile di una tipica casa a ringhiera milanese. Tre bambini si rincorrono in bicicletta, completamente immersi nel gioco, ignari della presenza del fotografo. Le loro sagome in movimento contrastano con la struttura architettonica rigorosa dello spazio: le colonne, i ballatoi, le linee nette degli edifici.

Gli stendini con i panni stesi, le porte e le finestre aperte raccontano una quotidianità domestica fatta di gesti semplici e ripetuti. Sono dettagli che parlano di una comunità viva, di un abitare condiviso, di un tempo scandito da ritmi familiari.

Luce, composizione e sospensione temporale

Il sapiente uso del bianco e nero accentua il senso di sospensione dell’immagine. Luci e ombre costruiscono una composizione equilibrata, in cui il movimento dei bambini sembra quasi dissolversi nello spazio. Il tempo appare rallentato, come se la fotografia fosse in grado di trattenere un istante destinato altrimenti a svanire.

È uno scatto che non racconta un evento straordinario, ma proprio per questo risulta potente: suggerisce una storia senza imporla, lasciando allo spettatore la libertà di completarla con la propria memoria e sensibilità.

La street photography come memoria emotiva

Fotografie come Nei cortili giocano i bambini dimostrano come la street photography sia capace di trasformare la vita quotidiana in memoria emotiva. L’immagine evoca tempi passati, atmosfere familiari, un’infanzia condivisa che appartiene a molti, anche a chi non ha vissuto direttamente quella scena.

È in questa capacità di evocazione che risiede la forza del genere: la strada diventa uno spazio universale, in cui ognuno può riconoscere qualcosa di sé.

La street photography alla Domi Gallery

All’interno del percorso curatoriale di Domi Gallery, la street photography trova spazio come linguaggio autentico e senza tempo. Opere come quelle di Mimmi Moretti dialogano con la memoria collettiva e con il presente, offrendo uno sguardo intimo sulla vita urbana e sulle sue storie silenziose.

Immagini che non gridano, ma che restano.

By Virginia Battisti
News
Dec 13, 2025

Regalare arte a Natale

Come ogni anno, è arrivato il Natale.
Un momento per fermarsi, riflettere e scegliere con maggiore consapevolezza. Anche un regalo, in questo periodo, può assumere un significato più profondo: diventare il riflesso di ciò che vogliamo comunicare attraverso le nostre azioni, dei valori che sentiamo più vicini.

Regalare arte è una scelta non convenzionale, ma profondamente significativa.
È un dono che va oltre l’immediato, che non si esaurisce con lo scarto di un pacchetto, ma continua a vivere nel tempo, arricchendo chi lo riceve sotto il profilo emotivo, culturale e, in alcuni casi, anche patrimoniale.

Perché regalare arte a Natale?

1. Sostenibilità

Siamo tutti sempre più attenti all’ambiente e cerchiamo, per quanto possibile, di rendere il nostro stile di vita più sostenibile.
L’arte è un bene che attraversa il tempo senza perdere valore: non è soggetta all’obsolescenza, non segue le mode passeggere, non viene “sostituita” da una versione più nuova.

Quadri, sculture, illustrazioni e oggetti artistici sono destinati a durare, a raccontare storie, a diventare testimoni di epoche, sensibilità e culture.
Scegliere l’arte come regalo significa quindi promuovere un consumo più consapevole e responsabile, orientato alla qualità e alla permanenza.

2. Valore

La natura dell’arte come investimento è spesso sottovalutata.
Molti considerano le opere esclusivamente come elementi decorativi, dimenticando che possedere un’opera d’arte può rappresentare anche un investimento tangibile.

Il valore culturale ed economico di un’opera può crescere nel tempo, trasformandosi in un patrimonio che attraversa le generazioni.
Ma oltre all’aspetto economico, l’arte rappresenta un investimento nel senso più ampio del termine: un investimento in bellezza, in pensiero, in sensibilità.

Regalare arte significa offrire qualcosa che non perde valore con il tempo, ma che anzi lo acquisisce, sia nella memoria di chi la riceve sia nello spazio che abita.

3. Emozione

Regalare arte è uno dei gesti più personali che si possano fare.
Ogni opera è unica, frutto della visione, del gesto e della ricerca di un artista. Sceglierla significa osservare, ascoltare e immaginare chi la riceverà.

È un atto di attenzione profonda: un modo per dire ti conosco, ho pensato a te, questa opera parla di te.
Ogni volta che lo sguardo si posa sull’opera, riaffiora il legame con chi l’ha donata.

4. Accessibilità

Esiste ancora l’idea che l’arte sia riservata a una cerchia ristretta di collezionisti.
In realtà, il mondo dell’arte offre oggi una vasta gamma di possibilità accessibili, adatte a sensibilità e budget differenti.

Dalle illustrazioni alle opere grafiche, dalle edizioni ai multipli, fino ai lavori di artisti emergenti: esistono molte opportunità per avvicinarsi all’arte senza affrontare investimenti proibitivi.
È possibile richiedere una consulenza personalizzata alla Domi Gallery o sfogliare la nostra selezione natalizia per scoprire tutte le opzioni disponibili.

5. Sostenere artisti e piccoli business

Regalare arte è anche un gesto di responsabilità culturale.
Ogni opera acquistata sostiene direttamente il lavoro di un artista e la realtà che lo rappresenta. Significa contribuire alla vitalità del tessuto creativo e supportare talenti e piccoli business che lavorano con passione e dedizione.

In un periodo in cui la connessione umana è più preziosa che mai, scegliere l’arte significa rafforzare un ecosistema fatto di persone, idee e relazioni autentiche.

Scopri la selezione Natale Domi Gallery

Per il periodo natalizio abbiamo curato una selezione speciale di opere, oggetti d’arte e gift card pensate per accompagnarti nella scelta del regalo perfetto.

Scopri la collezione Natale Domi Gallery
👉 https://domi.gallery/collections/natale-domi-gallery

Alla Domi Gallery potrai scegliere tra stili e linguaggi diversi:

  • Arte contemporanea, per chi ama il presente, la ricerca e lo sguardo sul futuro;

  • Opere vintage e iconiche, oggetti con una storia pensati per chi cerca carattere, tempo e unicità;

  • Illustrazioni e graphic art, un linguaggio diretto, divertente e moderno pensato per essere vissuto ogni giorno;

  • Art toys e collezionabili, opere ironiche che uniscono design, gioco e arte contemporanea.

Lasciati guidare dall’emozione e dalla sensibilità e permettici di accompagnarti nella ricerca del regalo giusto.

Ti aspettiamo anche nella nostra galleria a Città della Pieve.

 

By Virginia Battisti
News
Jan 01, 2024

On 15 May 2019, Christie's sold a stainless steel sculpture of a rabbit for 91.1 million dollars. The work was by Jeff Koons, the world's most highly valued artist.

Jeffrey Koons was born in York, Pennsylvania, in 1955. After studying at the Art Institute of Chicago, he moved to New York in the late 1970s, fascinated by the Pop Art movement.

He began working at the Museum of Modern Art, designing his first sculptures of rabbits and flowers using a mixture of plastic and plexiglass.

His career took off in the 80s thanks to two works of art: "The New" and "Banality", which caused a great debate in the art world because of their irreverent and kitschy approach. Using materials such as stainless steel, porcelain and polymers, Koons began creating replicas of inflatable toys, posed animals and pop culture icons.

The most significant and innovative aspects of Koons' work are the methods and tools with which he confronted the fundamental topoi of culture and contemporary art: from materialism to consumerism, from the concept of power to art itself. The themes are the same as Pop Art, the American way of life and the increasingly unbridled consumerism. In Koons' work, banal everyday objects are transformed into pop culture icons: from the latest Hoover model to famous people to childhood objects. Koons reworks and revolutionises the modernist tradition of the past century, drawing on the legacy of Duchamp's Ready-Mades, Dada and Pop Art. His work seeks to 'communicate with the masses', with whom the artist has an ambiguous relationship. If, on the one hand, mass culture remains his primary source of inspiration, on the other, his works clearly express, with a subtle irony, his criticism of a banal and superficial consumerism. Koons is contradictory: he criticises the mass society that has made him rich and famous. There is in this an undeniable irony and a hint of cynicism.

Jeff Koons' success exploded in the 1980s when he created and launched "Rabbit" (1986), a stainless steel sculpture representing an inflatable rabbit, and "Michael Jackson and Bubbles" (1988), a gold porcelain sculpture depicting the famous singer with his chimpanzee.

In the 90s he started his most iconic collection of sculptures: Celebration Sculptures, giant stainless steel sculptures covered in coloured lacquer that recreate the famous animals that are ballooned at children's birthday parties all over the world. In fact, the name 'Celebration', chosen by Koons, not only refers to children's birthday parties, but is also an invitation to enjoy life and celebrate every moment of it.

By Virginia Battisti
News
Dec 20, 2023

Herbert List was born in Hamburg in 1903.


He studied literature at the University of Heidelberg and returned to Hamburg in 1924 to work as a trainee in his father's coffee importing business, la List & Heineken.

He became a businessman and then a solicitor; it was during one of his many business trips that he discovered his passion for photography, as a hobby with no artistic intention. But suddenly he realised that he was more interested in photography than in his actual work. He began to study artists such as De Chirico, René Magritte and Man Ray and soon decided to quit his job and take up photography as a profession: it was 1930.

His interest in European avant-garde art led him to meet the photographer Andreas Feinenger, who introduced him to the use of Rolleiflex cameras, which allowed for more elaborate composition.

In 1936 he left Germany for political and personal reasons, moving to Paris and then London, where he met the Russian fashion photographer George Hoyningen-Huene. Thanks to him, List was hired by the famous fashion magazine "Haper's Bazaar".

He also began to devote himself to still-life photography in his studio and travelled extensively in Greece, where he spent a long time admiring the temples, sculptures and landscapes. In 1937, he organised his first exhibition in Paris and his photographs began to be published in Life, Photographie, Verve e Harper’s Bazaar. At the same time, he began to work on his first book of photographs: Licht über Hellas, published in 1953.

Working in Athens, List thought he could skip the draft, but the invasion of Greece forced him to return to Germany in 1941. Because of his Jewish origins, he was officially forbidden to work or publish in Germany. During this period, most of the works he had produced up to that point, which were stored in a Paris hotel, were lost forever. During the war, most of his production was limited to a few portraits, including those of Picasso, Mirò and Cocteau, and a series of photographs taken at the Panoptikum in Vienna.

In 1951, Herbert met Robert Capa, who persuaded him to join Magnum. However, the German photographer never accepted much work from the agency.

Between 1950 and 1960, List's interest turned towards Italy, where he photographed everything from street photography to portraits of famous artists and architecture. In 1953, he switched to 35mm and his style became more spontaneous, inspired by the work of Henri Cartier Bresson and Italian neorealism. During these years he published several books of photographs, including Rome, Cabiria, Nigeria and Naples, the latter in collaboration with De Sica.

His compositions, usually in black and white and with classical features, show the subjects as simple and arcaic elements, protagonists of the play of light. Even in his very important photographs of male nudes, the style is rigorous but full of artistic references: the nude highlights the beauty of the forms, the contrast between the soft flesh and the sharp lines of the background, the play of chiaroscuro on the muscles and taut tendons.

List influenced generations of photographers who, like him, wanted more than technical perfection to "capture in the image the magic of appearance and the power of vision".

Herbert List left the photographic scene at the beginning of the 1960s, although he was a famous photographer, his particular style was no longer appreciated in those years. When he died in Monaco in 1975, his work was almost forgotten.

In the Domi Gallery you will find the photograph "Portofino", an icon of the original and unique style of Herbert List. 

By Virginia Battisti
News
Jan 05, 2024

Be@rbrick: gli art toy giapponesi diventati icone della street culture

I Be@rbrick sono art toy prodotti dall’azienda giapponese Medicom Toy Incorporated. Nati nel 2001, questi oggetti a metà tra arte, design e arredamento hanno rivoluzionato il concetto di action figure, trasformandosi rapidamente in vere e proprie icone della street culture internazionale.

Cosa sono i Be@rbrick

I Be@rbrick sono orsi antropomorfi dalla forma estremamente semplificata, caratterizzati da una pancia rotonda e da linee essenziali. Ogni figura è dotata di otto punti di articolazione ed è composta da nove parti: testa, busto, fianchi, braccia, mani e gambe.

La loro estetica minimale li rende una tela perfetta per infinite reinterpretazioni artistiche.

Origine e nascita dei Be@rbrick

I primi Be@rbrick vennero distribuiti il 27 maggio 2001 come regalo durante la World Character Convention 12 di Tokyo. Da quel momento, la produzione non si è mai fermata.

Partendo da un modello base, Medicom Toy ha iniziato a creare Be@rbrick di diverse dimensioni, materiali e soggetti, dando vita a un universo in continua espansione.

Dimensioni e varianti

La misura standard è il 100% Be@rbrick, alto circa 7 cm. Oggi è molto comune trovare:

  • il 400% Be@rbrick, alto 28 cm

  • il 1000% Be@rbrick, la versione più grande sul mercato, alta 70 cm

Le dimensioni variabili rendono i Be@rbrick adatti sia al collezionismo sia all’arredamento contemporaneo.

Collezioni, personaggi e collaborazioni

La vera forza dei Be@rbrick è la straordinaria varietà di collezioni. Musicisti, artisti, supereroi e personaggi iconici popolano l’universo Be@rbrick:

  • Batman, Robin

  • Orsetti del Cuore

  • Peanuts

Ma non solo: anche le opere di Van Gogh, Basquiat, Andy Warhol e persino la Stele di Rosetta sono state reinterpretate in versione Be@rbrick, trasformandosi in autentiche opere d’arte da collezione.

Nel corso degli anni, Medicom Toy ha collaborato con artisti contemporanei, designer e grandi marchi, tra cui:

  • graffiti artist internazionali

  • Karl Lagerfeld

  • Vivienne Westwood

  • brand sportivi come Nike

Per il lancio del film Kill Bill, venne creato il Be@rbrick “Murder Bride”, incluso nella versione DVD del film.

Be@rbrick come icona culturale

Oggi i Be@rbrick vengono definiti veri e propri “giocattoli artistici”: oggetti di design, frutto di collaborazioni globali, simboli di contaminazione tra arte contemporanea, moda, street art e cultura pop.

Sono diventati un fenomeno planetario e una presenza fissa nelle collezioni di appassionati, artisti e designer.

I Be@rbrick alla Domi Gallery

Alla Domi Gallery abbiamo selezionato per voi alcuni dei modelli Be@rbrick più amati e originali.
Scegli il tuo personaggio preferito e rendi unico il tuo arredamento con un oggetto iconico e riconoscibile.

👉 Scopri tutti i Be@rbrick disponibili sul nostro sito:
https://domi.gallery/search?q=bearbricks

 

By Virginia Battisti
News
Nov 01, 2025

BE@RBRICK “The Haunted Old Palace at Sōma”

Quando l’arte incontra il design contemporaneo

Art & Design / Collezioni Be@rbrick

Dal tratto visionario di Utagawa Kuniyoshi al design di Medicom Toy: The Haunted Old Palace at Sōma è un dialogo tra arte, mito e cultura pop.
Un oggetto da collezione che rende omaggio al lato più affascinante e misterioso dell’estetica giapponese.


 

Tra il 1843 e il 1845, il maestro Utagawa Kuniyoshi realizzò uno dei capolavori più affascinanti e visionari dell’arte giapponese: Takiyasha the Witch and the Skeleton Spectre, conosciuto anche come Mitsukuni Defying the Skeleton Spectre Invoked by Princess Takiyasha (in giapponese: 相馬の古内裏 妖怪がしゃどくろと戦う大宅太郎光圀).

L’opera è composta da tre fogli affiancati in formato verticale. La tecnica scelta è l’ukiyo-e, genere di stampa artistica giapponese impressa su carta con matrici di legno e poi colorata a mano o incisa. Inizialmente monocroma e in seguito policroma — con il nome di nishiki-e — l’ukiyo-e, “mondo fluttuante”, è una delle espressioni più rappresentative del periodo Edo.

Proprio questa tecnica fu scelta da Kuniyoshi per realizzare il suo trittico, che racconta la tragica storia di Takiyasha Hime, figlia del ribelle Taira no Masakado, il quale cercò di rivoltarsi contro l’imperatore. Dopo la sconfitta del padre, Takiyasha ottiene poteri magici e la capacità di evocare spiriti. Nel vecchio palazzo imperiale di Sōma — uno scenario gotico e fantastico — la principessa, con un rotolo di incantesimi in mano, evoca uno scheletro che emerge dal buio per terrorizzare i nemici.

L’impatto visivo della figura scheletrica in primo piano è potentissimo. Kuniyoshi mescola eleganza, mistero e tensione teatrale: il bianco ossuto del demone domina la composizione, emergendo dall’oscurità in un contrasto di ombre e movimento.
Lo scheletro non è solo un elemento decorativo, ma una presenza viva e minacciosa; nella cultura pop contemporanea è stato spesso associato allo yōkai Gashadokuro, un gigantesco scheletro formato dalle ossa di persone morte di inedia che vaga nelle foreste e nei sentieri bui afferrando gli incauti passanti.

Kuniyoshi amava inserire elementi orrorifici e soprannaturali nelle proprie opere, differenziandosi da molti colleghi. La sua influenza ha ispirato generazioni di illustratori e artisti contemporanei, contribuendo a diffondere l’estetica del fantastico giapponese anche in Occidente.
L’opera è considerata un capolavoro assoluto dell’ukiyo-e e una delle immagini più iconiche dell’arte del periodo Edo.

Oggi, quella stessa energia prende nuova forma nel BE@RBRICK “The Haunted Old Palace at Sōma” di Medicom Toy.
Su ogni superficie dell’orsetto, la stampa all-over riproduce i dettagli dell’opera originale, trasformando un capolavoro del XIX secolo in un oggetto di design contemporaneo.

Come accade per molti BE@RBRICK, l’arte non è soltanto riprodotta ma reinterpretata: la tridimensionalità della figura amplifica il senso di movimento e profondità del disegno, dando vita a un equilibrio perfetto tra arte tradizionale e cultura pop moderna.

Un pezzo da collezione per chi ama il dialogo tra epoche e linguaggi visivi diversi — dove la potenza evocativa di Kuniyoshi incontra la minimalità giocosa del design giapponese contemporaneo.


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